SETTEMBRE 2019

 

Quanti di voi sanno che nella zuppa di pesce alla maddalenina, piatto tipico dell’isola della Maddalena, viene impiegato come insaporitore una pietra di mare locale? Quanti sanno che ad Aggius, in Gallura, ci sono due splendidi musei, incluso uno sul banditismo se nemmeno tutti i sardi lo sanno? Immagino non siano abbastanza, e sapete perché? Perché al netto di chi non c’è ancora mai stato ma vorrebbe andarci, quasi tutti ormai assumono  informazioni su questo o quel posto attraverso le soluzioni che la tecnologia ci mette a disposizione, da Wikipedia alle diverse app, perdendo così il contatto con l’esperienza diretta. Mi sono chiesto se, grazie alla realtà virtuale, non arriveremo, presto o tardi, al rischio che la gente possa visitare un luogo a distanza, seduti comodamente sul divano di casa indossando occhiali 3d. I turisti non vengono da soli. Abbiamo una civiltà meravigliosa, la nostra Terra è un museo a cielo aperto e non abbiamo bisogno di depredare le civiltà altrui. Tuttavia, non conoscendo il valore delle cose chi circondano non siamo in grado di apprezzarle e quindi di valorizzarle a dovere. Vale per la Sardegna, che a modo suo è un continente a parte, ma vale anche per il resto d’Italia. Ancora, ci ricordiamo di quanto sia bello presenziare agli eventi, visitare un museo come quello nella casa natale di Grazia Deledda a Nuoro, dove ogni giorno c’è chi si prende cura di portare agrumi freschi, cibi e prodotti vari affinché le persone possano vivere la stessa atmosfera raccontata dalla scrittrice? Ma quanto è bello respirare l’aria e sentire i profumi tutt’attorno, osservare un tramonto, assistere al sorgere del sole, parlare e ascoltare chi ci sta vicino? Come ho detto stiamo, piano piano, perdendo il gusto dell’esperienza diretta, che invece non può essere sostituita da nient’altro: la tecnologia, che quando è usata a dovere è sempre utile, rischia di livellare le esperienze privandoci dell’inestimabile valore aggiunto della conoscenza diretta. Riscopriamo invece il gusto dell’esperienza in carne e ossa, l’emozione di un profumo, di una giornata in barca a vela, il piacere di parlare con le persone del luogo e anche, perché no, di assaggiare la zuppa di pesce maddalenina con i suoi inediti ingredienti.  Riscopriamo la bellezza di poter dire “io c’ero”, perché è il contesto a determinare il valore delle cose.“Io c’ero” dovrebbe rappresentare uno stile di vita e di pensiero moderno, che predilige la sostanza all’effimero, una sorta di defibrillatore emozionale per ridestare le coscienze dormienti delle nuove generazioni.

In questo numero di Italia Più, oltre all’immancabile dossier Sardegna dedicato all’autunno in Barbagia, avremo un importante servizio sulla provincia di Pavia e le sue realtà produttive, il nostro consueto focus sull’agroalimentare, vero fiore all’occhiello del settore e un excursus sul mondo di Confcooperative Emilia Romagna; per concludere con due Dossier: il primo dedicato al Friuli Venezia Giulia, il secondo al turismo culturale in Italia.

Rimandandovi al prossimo numero, vi auguro una buona lettura e soprattutto vi raccomando di trovare un po’ di tempo per visitate i vivere le bellezza di ciò che vi circonda e poter dire “io c’ero”.