Nuova identità all’agricoltura

Da modello storico esemplare a emblema di sviluppo per il futuro: con Genagricola il settore entra nel terzo millennio da protagonista

La solidità di un Gruppo finanziario storico e dal forte radicamento sul territorio come è Generali, unita alla forte sensibilità dimostrata anche nel settore agricolo. Il risultato è Genagricola, la maggiore società agroalimentare italiana per estensione territoriale, per un totale di 14 mila ettari di terreno coltivato, 24 realtà agricole, 22 in Italia e 2 in Romania, e oltre 760 ettari di pregiati vigneti raccolti in 8 importanti etichette. Numeri impressionanti e che delineano uno scenario capace di indentificare il ruolo di Genagricola quale realtà agroalimentare di livello internazionale, oggi per giunta in pieno rilancio strategico e progettuale grazie all’impegno e alle nuove strategie dell’amministratore delegato, Alessandro Marchionne, un manager che negli ultimi due anni ha definito le linee guida di sviluppo del Gruppo partendo da una vetrina mondiale quale è stata l’Expo milanese, occasione perfetta per dare la massima visibilità e per riunire i due mondi: quello assicurativo e altamente professionalizzato di Generali ed il suo storico “braccio verde”, altrettanto professionale e rivolto all’agricoltura, di Genagricola. “La sfida era ambiziosa, ma il progetto chiaro e ben delineato, ossia fare comunità di un grande gruppo finanziario. Rendere cioè concreta e ben visibile anche quella sua costola verde importantissima ma quasi sconosciuta al grande pubblico. Una presa di coscienza prima di tutto nostra, ma poi da veicolare attraverso una corretta campagna di comunicazione. Da li è nato il fortunato slogan che ci ha contraddistinto: ‘Genagricola, le Generali che non ti aspetti’. Una ricetta che sta pagando non solo in termini di risultati economici ma anche di comunicazione, immagine e conoscenza diretta di una realtà tanto ramificata e consolidata come è appunto la nostra”. Questa nuova campagna di brand strategy ha dunque messo in luce un patrimonio verde importantissimo costituito nel corso di un’attività ultra secolare costante e silenziosa che oggi si sta giustamente rivelando al pubblico. Genagricola infatti è cresciuta fino a diventare oggi un organismo complesso e strutturato che, pur restando saldamente legato all’agricoltura, ha saputo guardare avanti e differenziare produzioni, mercati ed interessi. Le acquisizioni, ultima in ordine di tempo quella avvenuta in Valpantena per la produzione di Amarone, hanno poi aggiunto complessità al quadro generale, fino a costituire un panorama vario e articolato, in gran parte ancora da scoprire. “Sul piano dei contenuti, Genagricola vuol dire principalmente terre coltivate, vigneti e importanti cantine vinicole. Ma molte sono le frontiere da esplorare e da migliorare, e anche in questo caso le idee sono precise. Nel settore vinicolo, ad esempio, abbiamo scelto il meglio per valorizzare e rilanciare vitigni, marchi ed etichette di proprietà. Ed il meglio in questo settore vuol dire Riccardo Cotarella, uno dei più famosi e stimati enologi italiani, cui spetta il compito di varare nuovi processi per migliorare produzione, produttività e margini”. Ma Genagricola vuol dire anche Sostenibilità, in particolare economica e ambientale, Sicurezza, perché l’agricoltura resta ancora il principale settore dove si registrano gli infortuni sul lavoro e proprio per questo Genagricola ha investito in formazione e prevenzione, e Sociale che per Genagricola non si declina solo nell’attenzione ai più deboli ma anche nel desiderio di creare consapevolezza nei consumatori e di far tornare le Aziende agricole al centro delle comunità locali attraverso progetti di rivalutazione turistico-ambientale nelle maggiori tenute del settore primario. La quarta “S” di quello che ormai si può definire come il “metodo Genagricola”, riguarda lo Sviluppo, e anche in questo caso l’a.d. Alessandro Marchionne è partito da una nuova articolazione del Gruppo separando la divisione vitivinicola e commerciale da quella prettamente Agricola. “Una scelta dettata dalle logiche diverse che animano due realtà che hanno mercati di riferimento e di destinazione dei prodotti finiti molto diversi tra loro. Per quanto riguarda in particolare i vini, abbiamo la necessità di aumentare l’appeal dei nostri brand sui mercati internazionali. Per Le Tenute di Genagricola preponderante fino ad ora è stato infatti il mercato domestico. Solo il 30% delle bottiglie prodotte dalle nostre 8 aziende vitivinicole varca il confine e questo ci spinge a puntare con decisione sull’export anche grazie a importatori e soci di rilievo come Montcalm negli Usa e SinoDrink in Cina. E gli ampi margini di crescita sui mercati internazionali lasciano intravvedere un grande potenziale ancora inespresso. La scelta di un partner strategico come il dottor Riccardo Cotarella ha inoltre già impresso una forte accelerazione al processo di miglioramento qualitativo dei nostri prodotti, certificato da importanti riconoscimenti, ad un posizionamento più coerente e preciso dei vari brand del Gruppo e, più in generale, al rafforzamento della struttura commerciale estera”. Insomma, Genagricola, dopo 130 anni di lavoro oscuro è uscita dal guscio, la strada è appena tracciata ma le prospettive sono molto interessanti, per Genagricola e per tutto il settore enogastronomico italiano.