DICEMBRE 2019

Ci stiamo mangiando il futuro

Recentemente ho conosciuto un albergatore di montagna che, dopo alcune disavventure personali, ha scelto di destinare una cospicua parte dei suoi proventi allo sviluppo delle popolazioni povere dell’Africa, costruendo scuole, ospedali, infrastrutture e condividendo i risultati ottenuti con gli ospiti dell’hotel: i suoi scatti fotografici testimoniano meglio di ogni altra parola il suo encomiabile impegno. Mi faceva rilevare che la nostra cultura attribuisce un valore alle cose completamente diverso dal loro e che i soldi, seppure importanti, a quelle latitudini potrebbero non essere così determinanti. Mi riferiva, per esempio, di aver portato loro un centinaio di maiali, con l’avvertenza che di lì a poco avrebbero partorito, in modo da avviare un allevamento. Ebbene la settimana successiva, ritornato nel luogo, di quei maiali non c’era più traccia, tutti mangiati
perché la gente del posto non poteva aspettare nemmeno un giorno: pena la morte per fame. Le finalità del gesto erano chiare, ma la stringente necessità, la fame appunto, aveva vanificato tutto. E addio sogni di allevamento.
Riflettendo su questa storia di vita vissuta e sulle vicende di casa nostra, vale a dire i disastri alluvionali a Venezia, Matera, in Liguria e in Piemonte, mi sono convinto che noi italiani mangiamo i soldi come quegli sventurati dell’Africa si sono mangiati i maiali. Senza lungimiranza. Solo che per loro era una questione di sopravvivenza. I recenti accadimenti dimostrano come in Italia non esista una “sensata” gestione del territorio. La cosa che desta maggiore sconforto è che questi disastri, in molti casi, sarebbero stati evitati se solo si fossero tutelati gli interessi di tutti e non quelli di pochi disonesti individui. È assurdo che con il denaro e le tecnologie di cui disponiamo, non si riesca a preservare i nostri tesori e le nostre case. Basta con i falsi proclami, con le centinaia di milioni di euro spesi per progettare opere di contenimento che non funzionano o che si arrestano ancor prima di partire per cavilli burocratici. Tutto questo è insopportabile e vergognoso. Ben venga la concretezza dei mille pastori sardi, i quali dopo il terremoto in Umbria hanno donato una pecora ciascuno ai colleghi terremotati, in modo da fare ripartire immediatamente l’economia.

In questo numero di Italia Più che ci conduce al Natale, un Natale che speriamo ci doni una visione più avveduta del futuro, vi proponiamo tanta montagna, con uno speciale sulla Provincia di Sondrio, uno sull’Alto Adige e la copertina (e un dossier) dedicata alle montagne del Friuli-Venezia Giulia. Se poi desiderate regalarvi una piacevole vacanza in città, Pordenone è la meta ideale. La nostra rassegna si conclude con un approfondimento sul Comune di Ferrara e naturalmente l’ormai irrinunciabile focus sull’Agroalimentare di qualità.
Vi auguro una buona lettura e un buon Natale