COMUNE DI ARITZO

Il fascino di un borgo incastonato nell’entroterra sardo dove si intrecciano forti tradizioni, suggestioni di un passato permeato di magia e bellezze naturali

Turismo e cultura sono i due pila-stri su cui si impernia il rilancio e lo sviluppo del comune di Aritzo, borgo di montagna circondato da foreste al centro della Sardegna, situato in una delle località più suggestive del Gennargentu e a 70 chilometri da Nuoro. “Pur venendo da una situazione dif­ficile a li-vello economico e di occupazione – spiega Gualtiero Mameli, sindaco dal giugno 2015 -, ci siamo rimboccati le maniche lavorando anima e corpo e abbiamo ottenuto, per alcuni obiettivi, dei risultati di tutto rispetto”. Per quanto riguarda il turismo, ad esempio, ad Aritzo la situazione nel periodo estivo languiva da anni: è stato l’accordo siglato con il Cagliari Calcio a dare un nuovo e importante impulso alla promozione sportiva del borgo, con il suo Stadio del vento tirato a luci-do per ospitare, da 4 anni a questa par-te, il ritiro della società sportiva. “Questo sodalizio – prosegue il sindaco -, insieme alla presenza di altre squadre semi-professioniste della regione, ha dato i suoi frutti, facendo registrare nel periodo di riferimento il tutto esaurito nelle numero-se strutture ricettive del paese”. Ma l’impegno della giunta cittadina non si è certo esaurito qui, dando vita a diverse manifestazioni e attività legate al patrimonio culturale della zona. “Siamo partiti dal rilancio delle tre strutture museali già presenti ad Aritzo – prosegue Gualtiero Mameli – anche grazie a un ­ finanziamento della Regione di oltre 400.000 euro”. Il Museo Etnogra­fico, ad esempio, è stato trasferito nel 2016 in una nuova sede, per consentire una migliore fruibilità del servizio da parte dei visitatori. Il Museo accoglie circa 3.500 oggetti della tradizione agrosilvopastorale, come gli utensili delle arti e mestieri e i loro pro-dotti, ma anche oggetti relativi alla sfera magico-religiosa. Il secondo polo museale d’interesse è il Carcere Spagnolo Sa Bovida, situato nel centro del comune di Aritzo: è un edi­ficio costruito nel Sei-cento utilizzando blocchi di scisto, sabbia e fango. Il carcere è stato attivo ­ no al 1940 come struttura penale di massi-ma sicurezza e l’edi­ficio è magistralmente conservato: oggi è adibito a museo e ospita una mostra permanente dedicata alla magia e alla stregoneria della Sardegna della Bruxas (ovvero strega), e con-serva documenti, oggetti e immagini ri-salenti al XV e al XVII secolo. Visto che il carcere è stato anche sede di un Tribuna-le dell’Inquisizione, una parte è dedicata agli strumenti di tortura con cui si crede-va si potesse obbligare uno stregone o una strega a palesare la propria natura. “Antonia Usay – racconta il sindaco -, realmente vissuta ad Aritzo nel periodo a cavallo tra il ‘500 e il ‘600, è stata per-seguitata come strega. Ecco perché, insieme all’associazione culturale Abbicultura, con il sostegno della Fondazione di Sardegna e il patrocinio della Regio-ne abbiamo voluto far rivivere la sua sto-ria con lo spettacolo itinerante ‘Bruxas’, svoltosi lo scorso 11 agosto”. Ma non è solo la sfortunata e famigerata Antonia ad avere avuto i suoi natali ad Aritzo: è originario di qui anche il pittore e incisore Antonio Mura (1902-1972), che si è di-stinto nell’esecuzione di opere sacre, tra cui le grandiose pale d’altare che adornano diverse chiese a Roma e in Sardegna. “Ci stiamo prodigando – ricorda Gualtiero Mameli – per acquisire la casa natale di Mura, che versa al momento in un preoccupante stato di abbandono e che vorremmo restaurare perchè diventi casa museo e ospiti le opere dell’artista di proprietà del comune e le altre dona-zioni che sono state annunciate qualora il progetto si realizzasse”. Un altro recupero in cui l’amministrazione si è impegnata è quello del patrimonio archeologico, a cominciare da Su Texile, un cilindro di calcare che sormonta un cono di rocce scistose, una curiosa for-ma geometrica naturale che si erge solitaria a quasi mille metri d’altezza. “Grazie al lavoro dell’archeologa Giuseppina Gradoli – continua il sindaco – si proseguirà nella scoperta delle tracce di testimonianze dei primi insediamenti, dal Neolitico all’età del Bronzo ­ no a reperti di epoca romana imperiale. Anche tutti gli ordini di scuole del comune (dall’infanzia ­ no alle superiori) saranno coinvolte ne-gli scavi e nella mappatura del territorio, in collaborazione con l’Agenzia Forestas, con cui porteremo avanti anche un pro-getto di valorizzazione delle neviere, pro-fondi pozzi risalenti al XVII secolo, che hanno alimentato per secoli l’attività sto-rica del paese, il commercio della neve”. Aritzo è nota anche per il suo ambiente puro e incontaminato, con boschi plurisecolari di noccioli, ciliegi, noci e, naturalmente, castagni, visto che il borgo è famoso come “capitale delle castagne” e celebra il primato nella sagra delle castagne, a ­ ne ottobre, tappa di Autunno in Barbagia. Vi sono anche sorgenti d’acqua leggera quali is Alinos e la Funtana de sant’Antoni. Ma Aritzo è anche il paese della solidarietà: la locale sezione Admo, l’Associazione donatori di midollo osseo, vanta il primato mondiale di potenziali donatori considerando il rapporto tra abitanti e numero di donatori.Tutti gli sforzi adoperati per valorizza-re le numerose risorse del territorio potrebbero essere ampli­ficati dalla presenza di interventi seri e sostanziali relativi alla viabilità. “Pur essendo rientrati nella Strategia Aree Interne Snai – conclude il sindaco Gualtiero Mameli – non abbiamo ancora visto da parte di Stato e Regio-ne la volontà di dotarci di infrastrutture stradali adeguate per avvicinarci ai gran-di centri. Questo permetterebbe di creare collegamenti con le zone costiere e rappresenterebbe una grande opportunità per il lavoro e per il turismo”.

 

 

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