Provincia di Trento

La forza di un territorio fra tradizione e innovazione

La geografia non è tutto ma certamente le caratteristiche geofisiche di un territorio contribuiscono in maniera importante a definirne vocazioni, fortune, destino. Prendiamo la montagna: sia vista essa come una barriera, uno scrigno di risorse (minerali, acqua, legno) o come un’attrazione turistica, è fuor di dubbio che presenta problematiche diverse e più complesse rispetto alla pianura. Una prova? Dal 1951 a oggi, la montagna italiana è stata vittima di spopolamento e abbandono; se la popolazione complessiva del Bel Paese è cresciuta di circa 12 milioni di persone, le alte quote ne hanno perse oltre 900 mila. Con due vistose eccezioni: una è quella del Trentino (www. provincia.tn.it) insieme al confinante Alto Adige (l’altra è la Valle d’Aosta). Qui, anzi, la popolazione è cresciuta La forza di un territorio fra tradizione e innovazione addirittura del 41%. Come si spiega tutto questo? Con un mix di fattori, probabilmente, in parte economici, in parte culturali e sociali: la cooperazione, ovvero l’attitudine a mettere assieme le forze, è senza dubbio uno di questi, così come la buona amministrazione, una scolarità particolarmente elevata, una gestione del territorio e delle risorse ambientali accorta e consapevole. Ma se dovessimo tentare una sintesi? “Per quanto riguarda il Trentino, non ho dubbi – sottolinea il governatore Ugo Rossi – : è stata la nostra autonomia speciale a salvare la montagna. Attenzione, perché su questo punto è facile fare confusione. Spesso chi pensa al nostro peculiare sistema di autogoverno, che risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale e agli accordi di pace siglati fra Italia e Austria, ci accusa di essere privilegiati, rispetto alle regioni a statuto ordinario. In realtà, a parte ogni altra considerazione di ordine storico, legato al nostro essere terra di confine, noi diciamo che autonomia è responsabilità, non privilegio. Da un lato, infatti, possiamo gestire in prima persona le risorse che produciamo localmente, ovvero i 9/10 del nostro prelievo fiscale, che in verità dall’inizio della crisi, si sono considerevolmente ridotti, per effetto del nostro concorso al risanamento della finanza pubblica nazionale. Ma le risorse da sole non bastano. Bisogna promuovere uno sviluppo equilibrato, che riguardi tanto i centri urbani e le aree di fondovalle, dove è più facile spostarsi, fare impresa, investire, quanto le alte quote, le valli anche più periferiche. Ciò significa scuole, servizi socio-sanitari, opportunità di lavoro, ma anche internet e banda larga, strade e ferrovie sicure, vita sociale e culturale vivace, ambiente tutelato”. “Una delle più grandi ingiustizie è fare parti uguali fra disuguali”, diceva don Milani (una figura di sacerdote molto in linea con quella che è oggi, nella terra del Concilio, la Chiesa trentina, aperta e solidale, in prima linea, insieme al movimento cooperativo, nell’aiutare chi ha più bisogno, dai residenti agli immigrati). Ma se questo è vero, anche usare gli stessi parametri economico-sociali e modelli di sviluppo per la pianura e la montagna non funziona; la montagna infatti non potrebbe che soccombere. La montagna non può contare sui grandi numeri, sulle economie di scala: deve puntare sulla qualità e su ciò che ha di unico. A partire dalle risorse umane, ovvero dalle persone. Un buon esempio è quello dell’istruzione: anche in Trentino, dove da quest’anno è partito un progetto unico in Italia di scuola trilingue (italiano, tedesco, inglese), si è ragionato sulla possibile chiusura degli istituti più piccoli, non solo per esigenze di risparmio, ma anche per garantire che la qualità del servizio si mantenesse su standard elevati. “Abbiamo cercato di dare delle risposte in termini di qualità – continua Rossi, anche assessore all’istruzione – chiudendo se necessario qualche struttura ma anche considerando che una scuola in un contesto di montagna può rappresentare occasioni di vita e di sviluppo. Quindi, abbiamo cercato un accordo con i Comuni, coinvolgendo le popolazioni interessate. E ci siamo detti: laddove conserviamo la scuola materna, potrà non esserci la scuola primaria, e viceversa. In modo tale da riequilibrare le diverse situazioni”. Si è fatto, però, anche altro: il Trentino è da anni al primo posto in Italia per livello di copertura della banda larga (fino a 20 Mbps), e l’obiettivo è ora quello di elevare tutte le utenze fino a 50 Mbps, che diventano 100 Mbps per aziende, professionisti e istituiti scolastici. Ma il Trentino è anche la terra dove si investe in progetti innovativi come l’utilizzo delle cave sotterranee dismesse per farne magazzini per le mele Melinda, ottenendo un duplice risparmio, di suolo ed energia, o la decodificazione del genoma della vite, del melo e di altre colture pregiate, realizzata dalla Fondazione Mach, erede di una prestigiosa scuola agraria asburgica e proiettata oggi sulle frontiere dell’agricoltura integrata. Tradizione e innovazione, dunque, come due facce della stessa medaglia. Da un lato, una delle migliori università d’Italia, una Fondazione Kessler che collabora con il Cern di Ginevra o il Mit di Boston, come a dire le “cattedrali” mondiali della fisica e dell’informatica, e realtà museali di primordine come Muse e Mart, che attirano visitatori ormai quasi quanto le piste da sci, la meccatronica, le frontiere dell’edilizia “verde” e del risparmio energetico, dall’altro le produzioni tipiche, la cura del paesaggio e del bosco, l’impegno a valorizzare i centri storici, con quelle professioni che si rinnovano, sì, ma senza perdere la loro “anima”. Nella consapevolezza che oggi nessuno può fare da solo, che nel mondo globale bisogna non rifiutare, ma semmai governare, i cambiamenti. Perché, ci dice Rossi “la nostra Autonomia è sinonimo di responsabilità, si inscrive entro un orizzonte riformista e solidale. Non ha nulla a che fare con la chiusura, con la difesa di prerogative del passato dalle minacce esterne, è esattamente il contrario. È un modo di guardare all’Europa con fiducia e spirito costruttivo, quel modo che forse abbiamo ereditato da uno dei nostri concittadini più grandi, quell’Alcide De Gasperi che è stato, appunto, anche uno dei grandi costruttori dell’Europa unita”.