A passeggio nei giardini dell’800; la visita alla villa Melzi d’Eril ancora più ricca grazie al restauro della cappella

 

Bisogna andare a Bellagio e passeggiare nei magnifici giardini di villa Melzi d’Eril per rivivere il desiderio del duca Francesco di possedere una dimora sul lago ove trascorrere il periodo della villeggiatura e ritemprarsi dai molti e gravosi impegni della vita politica. La villa e i giardini di Bellagio, realizzati tra il 1808 e il 1813, furono quindi pensati come un buen retiro in un luogo di grande fascino paesaggistico che, ancor oggi, dopo due secoli, mantiene intatta la sua atmosfera di serenità e bellezza. Bisogna inoltre segnalare la rara e fortunata circostanza che la proprietà si è mantenuta nel tempo, pur nell’avvicendarsi delle generazioni e degli inevitabili cambiamenti di costumi nei duecento anni trascorsi, permettendo così la sostanziale continuità e il rispetto delle scelte originarie. Tanto che oggi varcare i cancelli del giardino, percorrere i viali ombreggiati dai platani a bordo acqua o salire per i sentieri lungo i pendii, ammirare forme e colori della fioritura o la straordinaria varietà botanica degli alberi tra specie esotiche e specie autoctone, significa rinnovare l’esperienza di un visitatore di inizio ‘800 in un giardino paesaggistico. Anzi, nel primo giardino di gusto paesaggistico realizzato ex novo sul lago di Como secondo i principi estetici che si erano propagati dall’Inghilterra al continente. Vi sono quindi ottimi motivi per vedere i giardini di Bellagio, ma da quest’anno la visita potrà essere ancora più ricca poiché, in coincidenza con il bicentenario dalla morte di Francesco Melzi d’Eril (1816), è stato restaurato l’interno della cappella posta all’entrata dal porticciolo di Loppia. Destinata a oratorio e alle sepolture dei membri della famiglia, accoglie i monumenti alla memoria del duca e di coloro che nel tempo hanno abitato e curato la proprietà: statue e gruppi allegorici firmati da noti scultori da ammirare entro un ambiente di puro stile neoclassico, concepito da Giocondo Albertolli in accordo con la semplicità ed eleganza dell’architettura della villa. I restauri, da poco terminati, hanno riconquistato l’originaria qualità e luminosità, un po’ appannate dal trascorrere del tempo e da condizioni climatiche non sempre ottimali. Oggi risalta al meglio la varietà degli stucchi decorativi, declinati tra motivi naturalistici e geometrici, pieni e vuoti, aggetti e rientranze. Basta guardare il magnifico soffitto a volta con fiori tridimensionali a tutto rilievo, losanghe diagonali e spicchi a delicati affreschi, per apprezzare la finezza del disegno, la limpidezza e armonia dell’insieme che, oggi come allora, rendono ineguagliabile una visita ai giardini Melzi d’Eril.