I pacchi che salvano l’economia

Marchesini Group crea macchine per il confezionamento
di farmaci. E batte la crisi ogni giorno

Cibo e motori non sono le uniche eccellenze emiliano romagnole. Anzi, tra i settori industriali di maggior successo mondiale vi è quello, meno conosciuto, del packaging made in Emilia, che nonostante la crisi continua a mettere a segno fatturati milionari. Diffi cilmente ci si presta attenzione, ma la maggior parte delle scatole, dei blister di farmaci o delle confezioni di cosmetici e profumi dei più importanti marchi internazionali che abitualmente maneggiamo, quasi certamente sono state prodotte con macchine create nella cosiddetta packaging valley emiliana, in cui sono localizzate oltre l’80 per cento delle aziende italiane impegnate nel settore. La storia di Marchesini Group comincia nel 1974 a Pianoro, in provincia di Bologna. Nata come attività artigianale per opera di Massimo Marchesini, l’azienda è diventata col tempo uno dei principali player internazionali nel settore del packaging farmaceutico e cosmetico. Il salto di qualità lo si deve al fi glio Maurizio, attuale amministratore delegato del Gruppo nonché presidente di Confi ndustria Emilia Romagna, che negli ultimi 20 anni, grazie a partnership e acquisizioni di aziende complementari, ha reso l’impresa di famiglia una realtà internazionale. Scelte strategiche che oggi, al traguardo dei suoi 40 anni, consegnano al Gruppo bolognese una posizione di prestigio mondiale. “Nell’industria farmaceutica il packaging ha ormai assunto un ruolo importantissimo perché la confezione deve garantire la massima sicurezza per il paziente e l’operatore sanitario, una comodità d’uso e anche un’estetica adeguata – spiega Maurizio Marchesini -. In altre parole, il packaging farmaceu tico e cosmetico devono assolvere oggi diverse funzioni a cavallo tra le rigide normative di sicurezza internazionale e il comfort visivo e di utilizzo. In questo settore è proprio l’Italia ad offrire il meglio della tecnologia oggi disponibile sul mercato: tutte le principali multinazionali farmaceutiche e cosmetiche, così come le piccole e medie imprese attive negli stessi comparti, si rivolgono a noi”. Grazie all’originalità e affi dabilità di una produzione interamente made in Italy e in grado di valorizzare anche l’indotto locale, Marchesini Group è una delle poche aziende manifatturiere italiane che non risente della crisi, con un fatturato di 206,5 milioni di euro nel 2013, in buona parte investito in Ricerca e Sviluppo. “Il nostro asset strategico è sempre stato l’innovazione, e non a caso nella sede di Pianoro il settore più importante è proprio quello dedicato al project engeneering, anche perché riteniamo che sia proprio nella fase di studio e progettazione che si rafforza la partnership con i nostri clienti. Il packaging moderno – prosegue Maurizio Marchesini – deve essere strumento di informazione ma anche di comunicazione. I clienti ci chiedono la massima compatibilità tra contenitore e contenuto e sono quindi necessari studi attenti per risolvere nel migliore dei modi tutte le nuove problematiche che emergono”. Il quartier generale di Pianoro funge da collante tra le varie aziende del Gruppo che utilizzano le stesse modalità di progettazione e scambio di informazioni in ogni fase della produzione. In questo modo l’azienda è in grado di realizzare linee complete per l’intero processo di confezionamento, dal dosaggio del farmaco in fi ale, fl aconi o blister, fi no al confezionamento del prodotto nelle successive presentazioni come fardelli, cartoni o pallett. Questa integrazione consente un’offerta a 360 gradi in uno dei comparti italiani più vitali e con più alta propensione all’export. Una vocazione ormai consolidata da una percentuale di esportazione superiore all’85 per cento del fatturato e da una presenza in oltre 100 paesi del mondo con 11 divisioni nei principali mercati di riferimento quali l’Europa, gli Stati Uniti e l’Oriente, con India e Cina in primo piano. Nel bolognese, quindi, la stagnazione economica si supera a suon di innovazione e internazionalizzazione, grazie ad aziende che non temono la concorrenza del far east e che puntando sul made in Italy di qualità possono guardare al futuro con ottimismo. Segno che quando ci sono le idee giuste, sostenute da un’iniziativa imprenditoriale forte, la crisi si batte eccome.