L’industria si riconcilia con l’ambiente

Come dimostra Sei Toscana, il gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani dell’Ato Toscana Sud

È uno dei primissimi esempi in Italia, se non il primo, di un importante processo di aggregazione aziendale nel settore dell’igiene ambientale, ovvero della gestione dei rifiuti. È il risultato dell’unione di ben nove aziende pubbliche e sta dimostrando di avere numeri, forza innovativa e capacità industriale per gestire il servizio in modo efficiente, efficace e sostenibile. Si presenta così Sei Toscana, il gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani nelle province dell’Ato Toscana Sud (www.seitoscana.it) che comprende le province di Arezzo, Grosseto e Siena ed è il risultato della prima Area vasta toscana che ha concluso il percorso tracciato dalla legge regionale 61/2007. Il territorio servito da Sei Toscana copre circa la metà dell’intera superficie regionale e racchiude 100 Comuni (36 aretini, 28 grossetani e 36 senesi) sparsi in un territorio molto eterogeneo, che comprende zone montuose, collinari e marittime, fatto di piccoli borghi, città d’arte, luoghi patrimonio Unesco, parchi e riserve naturali. Vi abitano circa 850 mila persone, pari al 23% dei residenti in Toscana. È in questo contesto che Sei Toscana sta sviluppando tutto il suo carattere innovativo che, dopo averla fatta essere antesignana nel processo riorganizzativo del settore di cui tanto si parla in Italia, la contraddistingue per la modalità di fare impresa e nel piano industriale. “Sei Toscana ribalta un paradigma consolidato, ovvero che l’industria comunemente faccia a pugni con l’ambiente – afferma l’amministratore delegato Eros Organni -. Questa società sta dimostrando, invece, che è possibile sviluppare un’industria capace di recuperare e rigenerare ambiente”. La massa critica raggiunta dalla fusione di 9 aziende ha fatto sì che Sei Toscana abbia in sé tutti i presupposti per colmare le lacune presenti sul suo territorio per quanto riguarda la raccolta differenziata e, aspetto non secondario, la capacità di riciclo dei rifiuti differenziati raccolti. Il piano industriale redatto presenta obiettivi molto precisi su questi due aspetti in un arco temporale compreso tra i 3 e i 5 anni. Se saranno raggiunti, porteranno questa area della Toscana in linea con i parametri previsti dalla normativa italiana e comunitaria. “Attualmente la media della raccolta differenziata è del 38%, con situazioni di grande diversità, poiché si va da centri che sono sotto al 10% ad altri che hanno superato già il 70% – spiega -. La nostra previsione è di arrivare a una media del 65% nel prossimo futuro, anche grazie alla raccolta porta a porta”. La dimensione societaria, inoltre, permette investimenti e potere attrattivo per la realizzazione di impianti atti a sviluppare la trasformazione del raccolto differenziato. “Puntiamo a un tasso di riciclo della materia recuperata che raggiunga il 50-55% entro il 2020” – specifica Organni. “Il percorso che ha portato alla nascita di Sei Toscana, gestore dell’ambito dal 1° gennaio 2014, è stato molto impegnativo – ammette l’amministratore delegato -, anche perché abbiamo dovuto ride_ nire tutti i processi, in alcuni casi partendo da zero. Tuttavia, proprio questo aspetto è stato anche positivo, perché ci ha consentito di organizzarci sin dall’inizio come una realtà che gestisce industrialmente il servizio. Questo è un punto centrale – afferma -, poiché è attraverso questo metodo che si riesce a risparmiare pur esercitando la propria mission con efficacia”. In soli due anni Sei Toscana ha investito circa 7 milioni nel parco mezzi e 3,4 milioni in cassonetti. A queste significative cifre si aggiungono quelle per le strutture: quasi 3,4 milioni per uffici, sedi operative e strutture a servizio della raccolta. Inoltre, nel biennio sono stati attivati nuovi servizi di raccolta, sia porta a porta che stradali, che hanno interessato circa 35.000 utenze, per un totale di oltre 88mila abitanti. Il futuro, guidato dai macro obiettivi sulle percentuali di raccolta differenziata e riuso, è costellato di progetti che riguardano tutti i gangli vitali della società e dell’organizzazione del lavoro nella logica dell’abbattimento dell’impatto che l’attività può avere sull’ambiente. “Stiamo strutturando un progetto per la mobilità elettrica per veicoli da adibire alle attività giornaliere di raccolta rifiuti e pulizia delle strade alimentati da energia prodotta utilizzando materiale di scarto – illustra l’amministrazione delegato -. Sono stati acquisiti già 6 furgoni alimentati a metano da adibire a stazione mobile di raccolta e c’è l’ipotesi di impiegare il biometano come combustibile per veicoli a motore”. Sono invece già stati acquistati due veicoli sui quali installare un sistema integrato che monitora consumi, stile di guida e necessità manutentive, con possibili risparmi del 2-5% sui costi di carburante. “Un impegno, quest’ultimo, cui si affianca una specifica formazione per gli autisti, per modalità di guida adeguate a ridurre consumi ed emissioni”. Non da ultimo, è stata ridefinita la logistica per limitare il numero dei trasporti. “Stiamo lavorando in ogni direzione, in sostanza, per una modalità di gestione ecocompatibile dell’impresa e del servizio”, conclude.