La sostenibilità come driver della crescita

Il Consorzio Tutela Prosecco Doc punta da anni su una viticoltura sostenibile in ogni sua espressione: ambientale, produttiva e sociale

Un target di riferimento ben definito: un consumatore evoluto, consapevole ed esperto, che sa riconoscere e apprezzare il buon vino, lo beve responsabilmente e, nel momento della scelta, si orienta prevalentemente su vini dotati di precisa identità territoriale, certificazioni d’Origine e chiari riferimenti etici, primo fra tutti la sostenibilità. Il quadro è molto chiaro: il mercato di riferimento pure. La cornice la offre il Consorzio di Tutela della denominazione d’origine controllata Prosecco. La Doc con sede a Treviso che ha competenza sulle 9 provincie tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, da Vicenza a Trieste dove notoriamente insiste la località Prosecco. Un totale di 20.250 ettari coltivati a glera, vitigno principale che deve essere presente nel Prosecco in misura non inferiore all’85%. Vino tra i più conosciuti ed apprezzati d’Italia, il Prosecco è oggi anche il vino italiano più esportato e bevuto nel mondo. Bollicine d’oro insomma, sia per l’aspetto dorato che per quel gusto fresco, leggero e brioso che caratterizza il Prosecco Doc, oggi indiscusso volano economico del territorio veneto-friulano. Il merito è delle caratteristiche proprie del Prosecco ovviamente, ma anche del Consorzio Tutela Doc che di queste uve e di questo vitigno ha fatto la propria bandiera sin dalla nascita, avvenuta nel 2009, quando fece la prima apparizione ufficiale in rappresentanza d’un gruppo di aziende, famiglie di viticoltori e Cantine Sociali che in questo modo intendevano salvaguardare un prodotto fresco di riconoscimento di Denominazione d’Origine. Tra i compiti del Consorzio, anche la costruzione d’una precisa strategia di sviluppo e marketing. Partendo da obiettivi comuni solidi e ben delineati: tutela e salvaguardia del prodotto, promozione, valorizzazione e corretta informazione rivolta al consumatore. I risultati ottenuti sono sotto gli occhi di tutti e il Consorzio Prosecco Doc si è dimostrato pronto ad affrontare la sfida più ardua, che si combatte sul fronte della sostenibilità ambientale, oggi non più un valore aggiunto, ma un requisito essenziale. “Non è più sufficiente fare un vino buono. I nostri consumatori – commenta Stefano Zanette, presidente del Consorzio – hanno raggiunto un grado di consapevolezza ambientale che si sta rivelando determinante al momento dell’acquisto. Questo vuol dire che il consumatore valuta attentamente le scelte che caratterizzano ogni fase del processo produttivo, dalla vigna allo scaffale. Per quanto ci riguarda già da diversi anni abbiamo riposto massima attenzione e impegno verso la sostenibilità delle produzioni per ridurre l’impatto della viticoltura a favore della salute dell’uomo e dell’ambiente”. Il Consorzio Tutela Doc Prosecco, guidato da Stefano Zanette, pone la massima attenzione e un crescente impegno sui temi ambientali: “Il driver della sostenibilità è ormai un elemento acquisito dai nostri soci produttori, che sta ricevendo crescente riconoscimento anche dai mercati, dato che la fiducia nel brand ruota attorno a fattori di qualità ed eccellenza di prodotto anche di natura etica. I consumatori, in altre parole, sono disposti a spendere di più per una maggior qualità di prodotto percepita”. Preannunciata durante una conferenza stampa dello scorso maggio 2016, la svolta storica del Consorzio Prosecco Doc prende corpo in questi giorni con  la dichiarazione da parte di Stefano Zanette del primo step del Progetto DPS – Denominazione per la Sostenibilità: “La responsabilità sociale del Prosecco Doc oggi si traduce in impegno ambientale. Contiamo di giungere nel più breve tempo possibile ad una certificazione che attesti dapprima la sostenibilità del prodotto, quindi dell’intera denominazione Prosecco. Ciò avverrà mediante un sistema di gestione che non si limiti alle buone pratiche agricole (comprendendo anche il biologico e la lotta integrata) ma includa pure le buone pratiche socio-economiche, un modello capace di favorire il confronto con le comunità locali. L’obiettivo è far sì che ogni insediamento produttivo venga accolto e vissuto con favore dalla comunità ospitante”. Sulla base di questo presupposto, consapevole dello sforzo che il sistema produttivo del Prosecco sarà chiamato ad affrontare, Stefano Zanette ha comunicato che, come primo passo concreto, verranno innanzitutto proibite le principali molecole oggetto di dibattito: Glifosate, Folpet e Mancozeb. “Queste, ancorché ammesse dalla normativa vigente, sembrano essere diventate fonte di preoccupazione sia per le popolazioni residenti che per i consumatori. Mi impegno – ha dichiarato Zanette – affinché il divieto all’utilizzo di questi principi attivi risulti cogente, ovvero obbligatorio per tutti i produttori della nostra Denominazione”.