La “guerra” è stata vinta qui non si coltiva mais Ogm

Il vicepresidente regionale del Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello ricostruisce il pensiero di fondo e spiega come si è arrivati a questa conquista
La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia si è trovata, per anni, in prima linea ad affrontare continue battaglie contro le coltivazioni OGM, tema delicato ed universale, attorno al quale si è sviluppato un dibattito alquanto impulsivo e supportato, molto spesso, da dati e rapporti di incerta valenza. Di conseguenza, in molteplici occasioni, il dibattito avviato è stato condotto più sul piano emozionale e demagogico che su quello razionale e scientifico, con esagerazioni e mistificazioni, purtroppo spesso di natura squisitamente ideologica. Nel momento in cui il tema è entrato nelle deleghe di mia responsabilità, la scelta strategica intrapresa è stata quella di guardare esclusivamente ai dati oggettivi ed alla nostra specifica realtà territoriale. Oggettivamente, quindi, si è iniziato prendendo in considerazione il pensiero e il comportamento dei consumatori. Nella stragrande maggioranza essi non condividono la possibilità, pur considerata legittima nei paesi dell’Unione Europea, di trovare in commercio prodotti provenienti da colture geneticamente modificate. Inoltre si è considerata la richiesta, sempre più prioritaria in molti settori del consumo alimentare, di prodotti del tutto liberi da OGM, privi di ogni presenza ancorché trascurabile. Anche tenendo in giusto valore le posizioni appena ricordate, sono state pesate le valutazioni in ordine all’utilizzo alimentare e zootecnico degli OGM, tenendo conto che, per quanto queste siano evidentemente complesse e delicate, quelle concernenti l’impatto sull’ambiente e quelle riferite al contesto economico, sociale ed etico sono estremamente più rilevanti. Queste valutazioni hanno maturato in me e nell’intera Giunta Regionale la forte convinzione che sul territorio della regione Friuli Venezia Giulia la coesistenza con le colture OGM non poteva essere permessa, nonostante le direttive comunitarie emanate dall’Unione Europea prevedano che l’agricoltura geneticamente modificata, quella convenzionale e biologica abbiano medesima dignità e diritto di esistenza. Il sistema agroalimentare del Friuli Venezia Giulia si caratterizza, infatti, per la presenza di una molteplicità di produzioni di elevata qualità, che trovano, proprio nella loro diversità, il maggior punto di forza e di attrazione nei confronti del mercato; in particolare di quello mosso dai  flussi turistici in entrata che giungono nella nostra Regione alla ricerca di una qualità intrinsecamente collegata ai territori dove i prodotti della terra si sviluppano e crescono. L’introduzione di coltivazioni OGM nel nostro ambito avrebbe evidentemente messo in crisi l’intero sistema, in quanto avrebbe minato il presupposto fondamentale su cui esso si basa, ovvero la biodiversità. Analogamente avrebbe compromesso l’immagine di un territorio sostanzialmente intatto, che così la Regione ha deciso di conservare e di veicolare. È sulla base di questa analisi che la Giunta regionale ha deciso di avere un atteggiamento inessibile verso coloro che miravano a trasformare l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia, omologandola a quella praticata nei territori del Sud America o degli Stati Uniti e, nel contempo, trascurando il fatto che la cultura agricola di quei paesi non ci appartiene e mira a risultati che sono esattamente opposti a quelli che vogliamo perseguire attraverso le politiche che stiamo attuando. Questa scelta ha portato, necessariamente, ad ottenere il riconoscimento di regione OGM free, nel pieno rispetto però del diritto comunitario e senza percorrere quelle scorciatoie che, negli anni passati, avevano visto l’amministrazione regionale soccombere nelle aule di giustizia nazionali e comunitarie. Per queste considerazioni abbiamo ritenuto di procedere, unici in Italia e fra i pochi a livello europeo, in maniera scientifica nei confronti della Commissione Europea, dimostrando che l’esercizio di coltivazione OGM nel nostro territorio è impossibile senza mettere a rischio tutte le altre coltivazioni. È stato un lavoro lungo e difficile, spesso contestato da chi non credeva che saremmo riusciti a raggiungere l’obiettivo che ci eravamo pressati e che vedeva nella nostra azione una rischiosissima ”apertura alla coesistenza”. Coloro che diffidavano non avevano capito che il nostro percorso era stato intrapreso nell’unica direzione percorribile. Grazie a questo lavoro siamo riusciti a raggiungere un risultato storico: la possibilità di vietare la coltivazione del mais OGM sull’intero territorio regionale con l’assenso dell’Unione Europea. È un risultato che il resto di Italia ci invidia e la metodologia utilizzata per ottenerlo è allo studio di tutte le altre regioni, che si accingono a cercare di raggiungere lo stesso obiettivo.