VINITALY 2014

VINITALY 2014: LA SODDISFAZIONE DI ESPOSITORI E BUYER

 

Verona, 9 aprile 2014. Vinitaly 2014 proficuo per espositori e buyer esteri, soddisfatti della qualità della manifestazione e degli incontri business. A Vinitaly Buyer’s Lounge, la nuova area dedicata ai contatti di affari di Vinitaly, è stato organizzato un fitto calendario di matching commerciale tra selezionati operatori esteri e cantine all’interno dell’area Taste&Buy e continuo è stato l’afflusso all’Enoteca realizzata con i vini appositamente pensati per i mercati internazionali e messi in degustazione dalle cantine che hanno aderito agli appuntamenti b2b. Organizzati da Vinitaly anche gli appuntamenti business per conto di alcune collettive, tra cui Regione Veneto e Sicilia.

Vinitaly Buerys’ Lounge è un’iniziativa nata dal potenziamento dell’incoming realizzato da Veronafiere in collaborazione Vinitaly International, con i suoi delegati in oltre 60 Paesi e con l’Ice e con il Ministero dello sviluppo economico; quest’ultimo ha permesso la partecipazione di buyer da Australia ed Hong Kong.

Complessivamente l’attività di incoming ha potenziato la presenza di operatori del trade da Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Paesi Balcanici, Romania, Bulgaria, Polonia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Ucraina, Russia, Paesi Baltici, Kurdistan, Paesi Scandinavi, Ungheria, Portogallo, Repubblica Ceca, India, USA, Canada, Paesi ASEAN, Corea, Giappone, Cina, Sud Africa, Israele, Camerun, Paesi area Mediterranea, Centro e Sud America e  Australia.

Successo anche per Vinitalybio, l’altra novità di questa edizione di Vinitaly. «Un successo straordinario – ha affermato Paolo Carnemolla, presidente di FederBio  – che testimonia anzitutto la validità di una scelta che ha puntato sulla certificazione come elemento distintivo e di trasparenza. Presenti durante tutta la durata della manifestazione numerosi operatori e buyer, sia italiani che esteri. Le numerose richieste di adesione per la prossima edizione danno anche la misura del valore della collaborazione fra FederBio e Veronafiere nello sviluppo di un progetto che certamente ha grandi potenzialità».

Grande affluenza nel nuovo padiglione Vininternational, dedicato agli espositori esteri. L’interesse per i vini degli altri Paesi produttori si è evidenziato anche con il “tutto esaurito” delle degustazioni organizzate dalle aziende presenti. La soddisfazione per i risultati della 48a edizione di Vinitaly si può leggere nelle dichiarazioni rilasciate da alcune importanti cantine espositrici e buyer esteri.

Dichiarazioni espositori

Jacopo Biondi Santi, vincitore del Premio Internazionale Vinitaly 2014 per la sezione Italia e titolare dell’omonima azienda: «Per noi è andata benissimo. Abbiamo visto tutti gli importatori, con una buona presenza dalla Cina al Brasile, dal Canada agli Stati Uniti. Anche sul piano dell’affluenza è stato un Vinitaly da record. Abbiamo avuto afflusso continuo allo stand, nonostante avessimo quadruplicato gli spazi. Si è trattato di visitatori qualificatissimi, anche sul piano italiano e speriamo che sia l’inizio della ripresa del mercato interno».

«Tanta Italia di ottima qualità e molto estero, anche tedeschi» per Chiara Lungarotti, ma anche per Luisa Marinoni, responsabile ufficio marketing Italia di Cavit, questa edizione di Vinitaly si è caratterizzata con «un numero di buyer esteri maggiore rispetto agli altri anni».

Per Marta Gaspari, responsabile marketing di Donnafugata, «le presenze estere sono buone e la manifestazione è andata bene. Vinitaly si conferma una rassegna molto importante, anche rispetto ad altre».

Per Enrico Viglierchio, direttore generale di Castello Banfi: «È stata un’ottima fiera, sia per il mercato nazionale, con una presenza di operatori sempre più qualificati, sia per l’estero, con buyer dagli Stati Uniti e da tutti quei mercati che guardano con interesse al vino italiano. Estremamente positivo l’entusiasmo che si è respirato a questo Vinitaly».

«Crediamo molto in Vinitaly, per noi momento topico dell’anno, esattamente come la vendemmia e l’assemblea dei soci – ha detto Fabio Maccari, direttore generale Gruppo Mezzacorona –. Quest’anno abbiamo deciso di rinnovare totalmente lo stand ed è stato un successo di visitatori italiani ed esteri. Abbiamo presentato due nuovo prodotti e le proposte sono state recepite in maniera entusiastica. Un bilancio più che positivo, anche per effetto di un mercato che ho visto vivace».

Per Michele Bernetti, titolare di Umani Ronchi, «Vinitaly si conferma una manifestazione di livello, con un numero interessante di contatti stranieri, dall’Australia alla Svizzera: fondamentale per noi, che esportiamo il 75% della produzione».

Ivo Basile, direttore della comunicazione di Tasca d’Almerita, esprime un «ringraziamento a Veronafiere per il supporto sul piano logistico, che conferma la grande attenzione verso gli operatori per il buon esito della manifestazione».

«Rispetto allo scorso anno c’è stata una affluenza molto superiore e anche la qualità dei contatti è stata interessante, con operatori inglesi, olandesi, americani, giapponesi – dice Doriano Marchetti, presidente Terre dei Cortesi Moncaro – e si notano una maggiore positività e un interesse crescente da parte dei consumatori».

Per Anselmo Guerrieri Gonzaga, Tenuta San Leonardo: «La manifestazione è andata molto bene e grazie a Vinitaly in quattro giorni si riesce a fare il giro del mondo, un valore aggiunto per chi esporta il 50% della produzione come noi. Sono aumentati gli operatori professionali».

Soddisfazione anche a Vivit, con Federico Pignati, presidente del consorzio Terroir Marche e fra i soci di Aurora: «è stata la nostra prima volta a Vinitaly ed è stata una grande sorpresa per noi. È stato un vero boom per interesse, affluenza, contatti, visitatori italiani ed esteri, con una grande affluenza di buyer da Nordamerica, Germania, Danimarca, Olanda e Nord Europa».

Dichiarazioni buyer esteri

 Brad Jensen, fondatore dell’americana Bon Vivant con un giro di affari di 2 milioni di dollari e vendite in molti Stati degli Usa, intervistato durante una delle degustazioni di Taste & Buy, l’iniziativa di Vinitaly all’interno del nuovo International Buyers’ Lounge, ha chiuso accordi con due nuovi contatti: «A New York ma anche in altre città i consumatori stanno scoprendo e iniziano a guardare oltre al Pinot Grigio e al Chianti. Io cerco cantine familiari, biologiche, sostenibili e di tutti i prezzi, fino al top».

Per la canadese Barbara Philip, unica Master of Wine donna del Paese e portfolio manager per la distribuzione e responsabile per le selezioni di vino europei del British Columbia Liquor Branch – Bcldb (con un volume di affari di un milione di dollari), già a Vinitaly nel 2012, il Salone veronese «è un momento importante per conoscere piccoli produttori e per partecipare ai seminari organizzati da Vinitaly, perché è importante imparare e capire i prodotti». Tornerà nei prossimi anni.

Yvonne Cheung, sommelier di Upper House di Hong Kong ha messo l’accento sulla varietà dei vini italiani: «C’è così tanto vino qui a Vinitaly che mi piacerebbe poter rimanere un mese intero. Ho trovato molti vini di tutti i tipi e di tante regioni; esplorare è stato fantastico». Di Hong Kong anche James Elliot Faber, sommelier al Yardbin/Ronin, che «cercherà di essere a Vinitaly ad ogni opportunità, perché ci sono ancora molti vini da conoscere e a cui dare visibilità».

Il grande interesse del mercato di Hong Kong per i vini italiani è testimoniata anche da Christian Pillsbury, managing director di Applied Wines: «Conosco abbastanza bene i vini più noti a livello internazionale, non vedevo invece l’ora di scoprire nuove regioni come Sardegna, Umbria , Calabria, Emilia-Romagna e di conoscere meglio questi vini. Non mi aspettavo però di scoprire cose nuove  delle regioni più famose che già amo. I tasting che ho seguito hanno davvero aperto la mia mente al concetto di qualità. Venire a Vinitaly è stata per me una grande opportunità».

La grande varietà di territori e vini italiani è stata una scoperta anche per Esther Lee, executive director di Amber Wines, aziende distributrice con base ad Hong Kong: «Ho trovato molta più diversità di quanto mi immaginavo. Una volta eravamo orientati sulle regioni vinicole più importanti  d’Italia, ma ora sappiamo molto di più delle regioni meridionali della penisola».

Tra i nuovi mercati di consumo potrebbe essere anche annoverata la Spagna, dove la cultura del vino è radicata ma dove i vini italiani non sono ancora molto conosciuti nella loro grande varietà. Due importatori presenti durante i giorni di manifestazione, Pyrénées (holding da un miliardo di euro con circa 15-20 milioni di vino, attivo nella grande distribuzione di alta gamma) e Good&Quality (specializzata in consumi gourmet con circa 1 milione di euro di fatturato in prodotti vinicoli), hanno definito Vinitaly «impressionante» per tutto quello che offre. Per Rafael Buerba Moreno di Food&Quality, a Vinitaly anche nel 2013, «quest’anno c’è ancora maggiore qualità e quantità dei contatti. La preferenza va verso i piccoli produttori che fanno qualità e per il rapporto più amicale che si può instaurare». Piccoli produttori, ma anche grandi, invece, per Albert Sabì di Pyréenés, che auspica attività di promozione del vino italiano in Spagna, rivolte al consumatore finale, per migliorarne la conoscenza e creare una domanda.

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Il Salone internazionale dei vini e dei distillati a Veronafiere dal 6 al 9 aprile 2014, insieme a Sol&Agrifood ed Enolitech

AL VIA OGGI IL 48° VINITALY,

ASSET STRATEGICO PER UN COMPARTO CHE IN ITALIA VALE 12 MILIARDI

Il Ministro Maurizio Martina all’inaugurazione: «Il vino è stato e sarà anche in futuro un grande ambasciatore del Made in Italy nel mondo. I numeri che presenta una manifestazione come Vinitaly sono la dimostrazione di un importantissimo punto di forza delI’agroalimentare del Paese ». Alla cerimonia di apertura presenti anche il Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, Paolo De Castro, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il Presidente della Provincia di Verona, Giovanni Miozzi, e il Sindaco di Verona, Flavio Tosi. A rappresentare Veronafiere, il Presidente, Ettore Riello e il Direttore generale, Giovanni Mantovani.Verona, 6 aprile 2014. Il mondo del vino per quattro giorni si dà appuntamento a Verona con la 48ª edizione di Vinitaly, al via oggi. Il più importante Salone internazionale dedicato a vini e distillati rappresenta un comparto che in Italia vale oltre 12 miliardi di euro, impiega 1,2 milioni di addetti e nel 2013 ha superato i 5 miliardi di export, in crescita del 7,3% sull’anno precedente ( fonte Vinitaly su dati Istat, Assoenologi ).«Il vino è stato e sarà anche in futuro un grande ambasciatore del Made in Italy nel mondo » ha dichiarato Maurizio Martina , Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali , intervenendo all’inaugurazione del salone questa mattina. «Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione – ha continuato il Ministro – perché i numeri che presenta una manifestazione come Vinitaly sono la dimostrazione di un importantissimo punto di forza del’Italia ».Alla cerimonia di apertura hanno preso parte anche il Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, Paolo De Castro, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il Presidente della Provincia di Verona, Giovanni Miozzi, e il Sindaco di Verona, Flavio Tosi. A rappresentare Veronafiere, il Presidente, Ettore Riello e il Direttore generale, Giovanni Mantovani.Insieme a Vinitaly, aprono anche Sol&Agrifood , la Rassegna dell’agroalimentare di qualità ed Enolitech , il Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura, l’Enologia e delle Tecnologie Olivicole ed Olearie. «Sono due manifestazioni dalle potenzialità di successo replicabili come quelle di Vinitaly – ha commentato ancora Martina –. Oltre al vino, nel settore agroalimentare abbiamo altri prodotti e altre filiere d’eccellenza che lavorano altrettanto bene ».Per il Presidente De Castro «il dato estremamente positivo che celebriamo al 48° Vinitaly di Verona riguarda la straordinaria crescita che il settore sta registrando in tutti i mercati del mondo. Il 2013 si è concluso con saldo positivo all’estero di oltre 5 miliardi: è avvenuto il cosiddetto “sorpasso”, cioè esportiamo più vino di quanto ne beviamo in Italia. Merito della vitalità delle nostre imprese ».L’Italia del vino è il primo esportatore del mondo con una quota del 21% del mercato internazionale e Vinitaly, con 4.100 espositori da più di 20 Paesi, riserva grande attenzione proprio alle iniziative rivolte ai buyer stranieri, di cui anche quest’anno sono attese oltre 50mila presenze da 120 nazioni.«Vinitaly rappresenta ancora l’unica, vera ed esclusiva vetrina internazionale per la presentazione di vini di tutto il mondo – ha detto il Governatore, Zaia –. Non è un caso che questo Salone sia in Veneto, regione che 2 vanata 9 milioni di ettolitri di produzione, 28.000 aziende agricole, 26.000 occupati e il 20% della produzione nazionale ». Il Presidente Riello ha ribadito l’importanza di Vinitaly, quale asset strategico per l’economia: «Le fiere di settore rivestono un ruolo chiave nel posizionare a livello globale il Made in Italy, quale sinonimo di qualità ed eccellenza agroalimentare, obiettivo fondamentale anche di Expo 2015. Per questo bisogna migliorare l’efficacia del sistema-Paese in termini di promozione, superando l’attuale frammentazione degli investimenti. L’obiettivo deve essere quello di convogliare le risorse sulle nostre piattaforme di promozione, come Vinitaly, che sono il punto di riferimento, nazionale e internazionale, per la promozione del comparto italiano ».

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Idee e consigli per migliorare le performance delle cantine del Paese sui fondamentali mercati stranieri.

Verona, 5 aprile 2014.

Per l’Italia del vino l’export, ormai, non è più solo un’opportunità di crescita, ma una strada obbligata da percorrere per rimanere uno dei settori più floridi dell’economia nazionale. I dati parlano chiaro: all’estero finisce quasi la metà della produzione italiana (nel 2013 le spedizioni sono state di 20,3 milioni di ettolitri, dato Ismea), e grazie all’export, che nel 2013 ha superato il record storico di 5 miliardi di euro, il sistema-vino realizza la metà dei 10-11 miliardi di euro di fatturato delle cantine del Belpaese. E se in alcuni mercati come gli Usa, la Germania, il Canada o l’Inghilterra l’Italia è nelle prime posizioni in volumi e valori, in altri come la Cina, la Russia o il Sudamerica, c’è da recuperare terreno su francesi, spagnoli, cileni, australiani e così via. Ma al di là del solito “fare sistema”, cosa può fare, ogni produttore, in concreto, per migliorare le proprie performance? Prima di tutto, studiare meglio i mercati prima di aggredirli, essere più presente e non solo fisicamente, più flessibilità a lavorare su più fusi orari, maggiore conoscenza delle lingue, più strategia di medio termine: è questo, secondo un’indagine di Vinitaly – la rassegna internazionale di riferimento del settore al via domani a Verona, (www.vinitaly.com) – e WineNews quello che chiedono importatori ed distributori di vino italiano ai produttori, per aiutarli nell’obiettivo comune di avere successo nei mercati del mondo. Dalle indicazioni di molti importatori e distributori dai più importanti mercati per il vino italiano, dagli Usa alla Germania, dal Regno Unito al Canada, dal Nord Europa al Sud America, dalla Russia alla Cina, passando per l’Est Europa e il Giappone, emerge quello che da un lato è un consiglio, dall’altro una vera e propria esigenza, che i professionisti del commercio enoico chiedono ai produttori: un maggior studio e una maggiore preparazione sul mercato che si vuole andare ad aggredire, dalle leggi all’approccio culturale non solo al wine & food, ma anche al business. Perché anche osservare le regole del galateo locale in un pranzo o in una cena d’affari può essere fondamentale per far scattare la scintilla tra importatore e produttore, per esempio. E se può sembrare un’ovvietà, in molti testimoniano che in realtà non è così. Altro aspetto fondamentale, che molti vorrebbero vedere migliorare da parte dei produttori italiani, è quello di una maggiore presenza sui mercati. E non soltanto quella fisica, per molti, ormai, condizione imprescindibile per vendere, ma anche quella fattiva, che si traduce, per esempio in una maggiore flessibilità d’orario, vista la questione de fusi orari, perché a volte una risposta tempestiva, via telefono o via mail, può segnare il successo o il fallimento di un ordine importante, o sbloccare in tempi più rapidi e utili per tutti una necessità burocratica sorta all’ultimo momento. Altro tasto dolente, in molti casi, quello della lingua: molti produttori, spiegano importatori e distributori, spesso non sanno nemmeno l’inglese, e questo rende complicato non tanto il rapporto tra le parti in causa, quanto l’aspetto comunicativo del vino, perché in situazioni come degustazioni, road show, presentazioni, il pubblico vuole che sia il produttore stesso a spiegare i propri vini, e non l’importatore o un traduttore. Fondamentale, poi, per chi si approccia per la prima volta su un mercato nuovo, farlo con in mente una strategia di medio termine già il più possibile chiara, soprattutto in termini di posizionamento di prezzo e di brand: piuttosto che arrivare con un portfolio enorme di vini di tutte le fasce di prezzo, meglio puntare ad un target ben definito con poche etichette. In questo modo si possono concentrare meglio gli sforzi e la collaborazione tra produttore ed importatore, e non si rischia di creare confusione nei consumatori. Altra indicazione utile, per i produttori, quella di capire bene quale tipo di partner cercare sui diversi mercati: per una piccola cantina che produce poche bottiglie, magari di un vino molto legato ad un territorio particolare poco conosciuto, può essere meglio cercare di entrare nelle grazie di un piccolo importatore che investe su curiosità e “chicche” enologiche, che finire nell’enorme portfolio di una grande compagnia, con il rischio di rimanere, per questa, più un accessorio che una realtà sui cui puntare. Alcuni, poi, suggeriscono ai produttori di pensare a vini ideati appositamente per un certo tipo di mercato, per esempio come accade nella spumantistica, anche con gli Champagne, dove magari a seconda dei gusti prevalenti del paese-obiettivo si utilizzano liqueur de tirage diversi per andare incontro al favore dei consumatori. Senza snaturare, chiaramente, il prodotto, ma semplicemente rendendolo il quanto più possibile comprensibile ed appetibile soprattutto su mercati nuovi non solo per un’etichetta, ma per il vino più in generale. Piccoli consigli e suggerimenti pratici, che valgono soprattutto per le aziende più giovani, per quelle meno strutturate (chi ha i mezzi e i volumi, in molti casi, ha puntato su resident area manager, veri e propri dipendenti dell’azienda che vivono tutto l’anno nei mercati di riferimento), o semplicemente per quelle realtà che iniziano o hanno iniziato a guardare all’export da poco. E che mirano ad un obiettivo che unisca produttori, importatori e distributori: non solo vendere qualche bottiglia in più, sporadicamente, sui mercati del mondo, ma diventare una presenza solida e costante negli scaffali e nei locali di tutto il pianeta. Servizio Stampa Veronafiere

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A BIONDI SANTI E CHATEAU D’YQUEM IL PREMIO INTERNAZIONALE VINITALY 2014

Consegna dei riconoscimenti nel palazzo della Gran Guardia, durante la serata di gala che precede l’inaugurazione di Vinitaly. Nella stessa occasione, proclamazione dei vincitori del Premio Communicator of the year.   Verona, 5 aprile 2014. Premio Internazionale Vinitaly 2014 alla Tenuta Greppo della famiglia Biondi Santi produttrice del Brunello di Montalcino e alla francese Chateau d’Yquem, produttrice dell’omonimo vino, uno tra i più famosi al mondo. La scelta premia quest’anno due cantine riconosciute nel mondo come esempi da seguire per il mantenimento dei propri valori nel tempo, attraverso la ricerca dell’eccellenza produttiva. Il Premio Vinitaly International – si legge nelle motivazioni – “viene assegnato alla Tenuta Greppo, legata alla figura di Franco Biondi Santi, ‘custode’ del Brunello di Montalcino e ‘signore’ dell’Italia del vino, scomparso nei giorni del Vinitaly 2013. L’azienda oggi è condotta dal figlio Jacopo Biondi Santi, che, del padre, ha raccolto il testimone di una tradizione plurisecolare, come ‘guardiano’ del patrimonio culturale e qualitativo del grande rosso toscano e come guida della storica Tenuta e di una delle famiglie più importanti del vino italiano, che ha inventato, innovando nell’Ottocento, uno dei vini italiani oggi più famosi e celebrati al mondo”. Il premio a Chateau d’Yquem perché “dal 16° secolo a oggi, ogni bottiglia di Chateau d’Yquem incarna l’eccezionale unicità di un terroir e la bravura degli uomini e delle donne che ci lavorano. Forse il più celebrato vino al mondo, e sicuramente il più famoso vino dolce, Chateau d’Yquem rappresenta l’archetipo  del grande vino di qualità. Ancora oggi, grazie a tutta la squadra capitanata da Pierre Lurton, Chateau d’Yquem rappresenta una garanzia di stile, eleganza e qualità per tutta la viticoltura ed enologia mondiale”. La consegna dei premi durante la serata di gala organizza sabato 5 aprile alla Gran Guardia, lo storico palazzo veronese di fronte all’Arena, già prestigiosa location di OperaWine e Vinitaly and the City. Ad accompagnare la cena, le “Eccellenze del 20° Concorso Enologico Internazionale”. Nel corso della serata proclamazione anche dei vincitori del Premio Communicator of the year, istituito in collaborazione con l’IWSC e che verrà consegnato a Londra nell’autunno prossimo. Tutto in rosa l’elenco di quest’anno: Fiona Beckett, Helen McGinn, Victoria Moore, Jane Parkinson, per il loro contributo alla conoscenza del vino nel mondo. Servizio Stampa Veronafiere

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