Destinazione eccellente da scoprire e da gustare

Lecce è un abbinamento unico tra arte, cultura e gastronomia, una meta gradita a italiani e stranieri

In fondo allo stivale la città si raggiunge facilmente, nonostante l’ubicazione apparentemente disagiata. Ma se anche raggiungerla fosse risultato più complicato, sarebbe stato un vero peccato ignorare la capitale Italiana della cultura del 2015 e finalista nella candidatura a capitale europea della cultura nel 2019. Come spesso avviene, e soprattutto a sud, la storia ha lasciato prestigiosi segni che, a partire da quelli dei Messapi (II millennio a.C.), si propongono ancora in un ricco menu storiografico, a beneficio dei posteri. Vestigia successive testimoniano anche la conquista del territorio da parte dei Romani con cui Lecce ebbe però rapporti solidi al punto da mutuarne i colori giallo e rosso dei vessilli. Di quel periodo resta un bellissimo an_ teatro, al centro della città, utilizzato oggi per suggestivi eventi artistici all’aperto, e un bel teatro nelle vicinanze. Lasciate agli studiosi le interpretazioni relative all’etimologia, conviene rilevare quanto la pur privilegiata posizione geografica l’abbia costretta a fare travagliati conti con la storia. Essere al centro dello sperone fra i due mari emblematici per la storia italiana: lo Jonio con i suoi approdi della Magna Grecia e l’Adriatico delle Crociate, ebbe lo svantaggio di renderla oggetto delle mire espansioniste del vicino oltremare. Greci, Turchi e anche Bizantini hanno provato con alterne vicende a occuparne il territorio soppiantati, intorno al 1000, dai Normanni per un centinaio di anni e dagli Svevi e Angioini in seguito. A scanso di pericoli ulteriori però, Carlo V d’Asburgo (intorno al 1500) fece costruire nuove mura, erigere delle porte di accesso e dotò la città di un maestoso castello, attuale sede culturale importante. La città odierna vive in bilico fra quei ricordi autorevoli e la voglia di modernità espressa dal prestigio della sua Università, dove vengono condotti avanzati studi scientifici nel campo della robotica. La popolazione universitaria contribuisce a diffondere ulteriormente il senso di modernità ravvivando le antiche piazze e le vie con la propria presenza. Tutti da vivere questi spazi che, per merito della dimensione umana, trasmettono un senso di piacevolezza. Sono strade senza marciapiede come si conviene ai centri storici, non necessitando i pedoni dell’epoca di alcuna protezione dalle inesistenti automobili a cui, peraltro, anche oggi l’accesso viene ristretto per preservarne il fascino. Bello percorrerle attardandosi nella contemplazione dei portoni adornati da decori del tipico carparo locale, raffigurante busti o animali apparentemente vogliosi di abbandonare la perenne fissità marmorea, magari a scapito della stabilità del fabbricato; sbirciando oltre l’uscio lasciano intravedere all’interno ricche corti e giardini. La suggestione del centro storico è molto apprezzata in campo artistico tanto da divenire set di importanti film d’autore e dimora stabile di artisti internazionali (Gerard Depardieu e Ferzan Ozpetek). Anche in campo artistico la città vanta importanti esempi, a partire da Tito Schipa fino ai contemporanei Negramaro. L’esuberante architettura inoltre non limita la sua influenza alla città ma si estende anche ai cittadini, quasi vogliosi di adeguarsi all’ambiente in un manierismo linguistico e gestuale e nella ricercata eleganza estetica, al pari del barocchismo circostante. Vi sono punti della città in cui questo stile raggiunge livelli di abbagliante bellezza al punto che, a voler eccedere nell’enfasi, sarebbe raccomandabile l’uso di occhiali protettivi per ammirarli senza rischi. Attraversata porta Napoli, eretta in direzione del percorso che collegava la città con la sede del Regno di Napoli, si percorre a destra la via che raggiunge in breve piazza del Duomo, la cui costruzione iniziò nel 1144 e fu completata nella meravigliosa veste definitiva nel 1670. Di qua a piazza Sant’Oronzo la distanza è breve. Fatta salva l’inappropriata collocazione di alcune costruzioni di epoca fascista, anche qui l’impatto scenografico è notevole. La colonna al centro ha la statua del Santo che volge le spalle all’anfiteatro romano sottostante, mentre osserva l’elegante palazzina del Sedile, antica sede municipale. Sarà fondamentale raggiungere la Basilica di Santa Croce, vero emblema barocco della città, da cui a stento lo sguardo si distaccherebbe per il fascino che ogni curva di quelle pietre emanano e per i significati, spesso indecifrabili, dati ai decori dagli architetti Riccardi, Zimbalo e infine Penna; a prolungare il piacere, di fianco alla chiesa si estende il Palazzo dei Celestini. I luoghi della cultura a Lecce sono numerosi: fra questi il Castello di Carlo V dove assistere a eventi di grande richiamo, o il recente Must ad ammirare opere importanti di arte varia. Lecce però non è soltanto pietre e musei, ma anche buona ristorazione, con le importanti espressioni del vino Negramaro, del tipico dolce Pasticciotto, e nelle Sagne “ncannulate”, un primo piatto presente nel menu di qualunque ristorante che si rispetti. Come il lettore comprenderà, la vastità del repertorio rende incompleta la descrizione e le omissioni sono giustificabili per tanta abbondanza; resta comunque la sollecitazione alla sua curiosità per scoprire il tanto altro meritevole da scoprire e da gustare.