MARTEA: Con i piedi in Sicilia e lo sguardo sul mondo (Dicembre 2013)

 In Martea, azienda che coltiva e distribuisce legumi, entra la quarta generazione. E nasce un nuovo marchio

Una “missione complessa”, ammette l’imprenditrice Dorotea Diquattro, che di sfide affrontate e vinte ha già consolidata esperienza: lavorare sulla destinazione d’uso dei prodotti vegetali. È infatti questo l’obiettivo  ultimo dell’azienda “Riserva del re”, una “cellula” dello storico marchio siciliano Martea con il quale in azienda entra la quarta generazione, tutta al femminile. Dunque, un’azienda di giovani e in rosa. Maria Chiara, al terzo anno di Economia aziendale, ed Elisabetta al primo anno di specialistica in Ingegneria dei materiali e nanotecnologia al Politecnico di Milano, glie di Dorotea e di quella grande passione imprenditoriale e capacità d’innovazione che la madre ha saputo mettere in campo in questi decenni, ora ampliano gli orizzonti concentrandosi su “l’innovazione tecnologica e sulla nuove destinazioni d’uso dei prodotti”. Se no ad ora l’attività industriale di Martea è stata quella, e continuerà ad essere, di pulire e calibrare i legumi secchi e i cereali coltivati in Sicilia no al confezionamento e alla spedizione attraverso i diversi canali di destinazione (dall’Horeca, alla ristorazione, no al dettaglio), da quest’anno con la “Riserva del re” sono state introdotte due nuove linee industriali dedicate rispettivamente alla decorticazione di cereali e legumi e alla loro perlatura. Due linee e diversi macchinari dedicati, precisa Dorotea Diquattro, evidenziando l’impianto strutturato e importante del progetto industriale.“Vi è infatti una macchina che si occupa della decorticazione di grano duro, tenero, legumi e cicerchia, una per l’orzo e l’avena e una per il farro”. Puntare su queste lavorazioni, prosegue l’imprenditrice, significa dare valore aggiunto alla materia prima innanzitutto da un punto di vista nutrizionale. “Il grano duro e tenero decodificato, per esempio, è maggiormente digeribile e si cuoce in minor tempo, evitando il preammollo”. La gestione gastronomica del prodotto si svilupperà poi nella lavorazione degli sfarinati, tanto di legumi che di cereali. “Puntando sulla ricerca biochimica, l’intendimento è di veri care i diversi e possibili utilizzi degli sfarinati per una diversità d’alimentazione, approfondendo e valorizzando l’immenso patrimonio della biodiversità siciliana”. In sostanza, l’ambito diventa quello della nutraceutica e potrebbe avere uno sbocco anche nella farmacopea. “Una produzione innovativa radicata nella nostra terra e allo stesso tempo aperta al mondo”, sottolinea Diquattro, da sempre protesa ad avere i piedi ben piantati in Sicilia e lo sguardo capace di scrutare l’orizzonte a 360 gradi. La “Riserva del re”, infatti, avrà uno spirito commerciale particolarmente vocato all’estero”. Le prime performance della neonata società sono state assolutamente positive, evidenzia Diquattro: “Abbiamo venduto 3500 quintali di ceci decorticati, 1.500  quintali di lenticchie e in questo periodo stiamo commercializzando i fagioli di Ragusa. È stato perlato anche il primo grano duro e tenero”. La materia prima è garantita nella sua qualità e provenienza dai canali di approvvigionamento della “casa madre”. Il 60% circa, infatti, proviene direttamente dall’azienda agricola di proprietà di Martea, che ha terreni in provincia di Palermo (250 ettari) e in quella di Ragusa (60 ettari complessivamente). “La restante percentuale – prosegue l’imprenditrice – è attinta dalla filiera di Martea. Negli anni, infatti, in base agli ordinativi e alla capacità o meno di soddisfarli attraverso la nostra produzione, abbiamo stretto contratti con agricoltori siciliani che ci garantiscono, secondo le condizioni di qualità richieste dal nostro marchio, la produzione necessaria. Si tratta di una  filiera consolidata e sicura, tutta siciliana”. Dorotea Diquatto ha sperato che le glie un giorno potessero seguirla nella sua passione imprenditoriale, ma non lo aveva messo in conto come dato molto probabile, né ha insistito perché diventassero la quarta generazione di imprenditori nella famiglia. È accaduto e, ancorché entrambe siano ancora giovani e quindi stiano muovendo i primi passi, Dorotea ne è particolarmente era, augurandosi che del loro mondo colgano la pluralità dei settori in cui possono esprimere le proprie capacità. Per lei, che 25 anni fa decise di ascoltare il richiamo della terra e della tradizione di famiglia, dopo una laurea alla Normale di Pisa in Linguistica teorica e modelli matematici di apprendimento del linguaggio, Martea, l’azienda che oggi è leader nella produzione e trasformazione di legumi secchie cereali coltivati in Sicilia, ha significato  “doversi occupare, e con piacere, di chimica,  sica, agraria, meccanica, tecnica gestionale ed economia di scala”. Martea, nome nato da una sintesi delle aziende di famiglia e dal suo, presidia tutti i passaggi della produzione dei “suoi” legumi siciliani e del loro marketing. La “capitana d’azienda” dialoga con i clienti e fornitori, ricerca, sperimenta, propone e diversifica. Ha recuperato la cicerchia, uno dei legumi più antichi e prelibati dell’isola, “servito con i crostacei”, ma anche il cece nero e tante popolazioni dell’enorme patrimonio di biodiversità locale: il fagiolo vellutina, il fagiolo tabaccara, il fagiolo dell’occhio, la lenticchia nera, quella verde minor di Monreale e la maior di Villalba. Oggi i prodotti che portano questo marchio possono vantare una filiera chiusa, controllata in tutte le sue fasi, dalla scelta del seme al confezionamento e alla distribuzione, che avviene sia nell’isola che nel resto d’Italia. È un brand di grande successo. “La parte industriale – spiega – consistente nella pulitura e calibratura del prodotto, perché ogni cliente ha le sue esigenze, da quelli che richiedono il chicco più grande a quelli che lo vogliono piccolo”. Dopo essere stato lavato, pulito e calibrato, il prodotto viene distribuito attraverso vari canali in confezioni che variano dai 5 chili per l’Horeca ai 250 grammi per il negozio al dettaglio. “La scelta di partenza di affiancare nuove varietà a quelle tradizionali è stata un rischio – racconta Dorotea Diquattro -, ma andava corso e il mercato ci ha premiato. Ora occorre insistere sui percorsi di ricerca del seme e sull’ampliamento del paniere, in aderenza con le tendenze della green economy e nel rispetto della qualità della produzione che sarà sempre il nostro valore aggiunto”. L’intraprendenza di questa straordinaria imprenditrice non si misura però solo sulla qualità del prodotto, sulle idee che hanno fatto crescere l’azienda e sui processi che ha creato in essa. Si misura anche nella capacità di prospettare nuove soluzioni per creare rete tra i produttori agricoli, affnché non si sentano soli, aggrediti dalla concorrenza. “Il segreto – afferma – sarà nella nuova fidelizzazione che si può ottenere con un’assistenza costante e servizi puntuali, per rendere i produttori più consapevoli e meno soli, più propensi ad affrontare il mercato e meno arroccati su posizioni tradizionali. Il ricambio generazionale accelererà questo percorso”. Una vision manageriale attorno alla quale far convergere sia le istituzioni, che auspicano la nascita di aggregazioni trainate da aziende leader  già presenti sul territorio, sia i produttori. Diquattro, nipote dell’ingegner Salvatore Di Cristina che che a fine Ottocento pose le basi di ciò che lei oggi ha portato a coronamento dopo anche il lavoro dei genitori, è sempre in cerca di nuove opportunità e guarda già alla prossima programmazione europea 2014-2020. In questo contesto ha già posto le basi per un progetto sulle proteine vegetali in partnership con l’assessorato regionale all’Agricoltura. “Da anni credo nel valore delle proteine vegetali sia a livello nutrizionale, sia a livello di sostenibilità ambientale”, conclude.